Che cos’ha di tanto speciale il pesto alla trapanese? Sarebbe sufficiente guardare i colori e la lucentezza che caratterizzano questo intingolo per avere la percezione degli aromi che sprigiona. Ma è solo assaggiandolo che si può veramente capire che cosa si intende con l’espressione “sapori di Sicilia”.
Il pesto alla trapanese è uno di quei condimenti che sono in grado, in un solo boccone, di riassumere l’intera essenza di un territorio: i mercati del mattino con le cassette di pomodori appena raccolti, i sacchi di mandorle tostate, i mazzi di basilico profumati di sole.
Ecco come una preparazione fatta di ingredienti semplici è in grado di trasmettere la storia della sua essenza.
Secondo la tradizione, la storia del pesto alla trapanese trarrebbe le sue origini nei secoli di scambi commerciali che hanno animato il porto di Trapani. Sebbene non ci siano prove certe, secondo i più la ricetta sarebbe nata dall’incontro tra i marinai genovesi che transitavano per la rotta verso il Levante e la cucina siciliana locale.
I liguri avrebbero dunque portato con sé l’abitudine di pestare erbe aromatiche e frutta secca nel mortaio; i siciliani avrebbero aggiunto quello che la loro terra produceva con generosità: pomodoro fresco, mandorle e un olio extravergine di oliva profondo e fruttato.
Comunque sia. il risultato fu qualcosa di nuovo, che non somigliava più né al pesto genovese né ad alcuna salsa mediterranea preesistente, ma che aveva la sua identità precisa. Un’identità trapanese, appunto.
Ciò che distingue il pesto alla trapanese da ogni altra preparazione simile è la scelta degli ingredienti locali. Se il pesto genovese usa i pinoli, quello trapanese si basa sulle mandorle, vero fulcro di questo piatto. Per offrire il giusto sapore devono essere quelle originali: siciliane, dolci, pelate e leggermente tostate.
Il pomodoro, preferibilmente fresco e maturo, apporta acidità e colore: nella tradizione più autentica si usano i pomodori datterini o quelli Camone della zona di Marsala, che crescono su terreni sabbiosi a pochi passi dal mare.
Il basilico è abbondante, verde vivo, aggiunto senza parsimonia. Aglio, sale grosso, olio extravergine di oliva e un pizzico di peperoncino fresco completano il quadro.
La cottura non è prevista, se non per una rapida tostata alle mandorle: il pesto alla trapanese è una salsa cruda, e proprio questa caratteristica lo rende particolarmente fresco e vivo al palato.
Il pesto alla trapanese è il condimento naturale delle busiate, il formato di pasta tipico della zona, realizzato attorcigliando la pasta attorno a un ferretto. Le busiate al pesto trapanese sono il piatto simbolo di questa cucina: si servono con il pesto a crudo, a volte con qualche foglia di basilico fresco e una spolverata di ricotta salata grattugiata.
Ma il pesto alla trapanese si presta anche ad altri usi: come condimento per bruschette, come salsa di accompagnamento per verdure grigliate, oppure come base per una pizza bianca dal carattere tutto mediterraneo. A San Vito lo Capo, a pochi passi dall’Hotel Sikania, non è difficile trovarlo proposto nei ristoranti del centro come antipasto su pane tostato, servito insieme a una fetta di formaggio fresco e a un bicchiere di vino locale.
| Nutriente | Quantità |
|---|---|
| Energia | 520 kcal |
| Carboidrati | 62 g |
| di cui zuccheri | 4 g |
| Grassi | 24 g |
| di cui saturi | 3 g |
| Proteine | 14 g |
| Fibre | 4 g |
| Sale | 0,8 g |
Il pesto alla trapanese, spesso chiamato anche pesto alla siciliana, si prepara con pomodori freschi maturi, mandorle siciliane pelate, basilico fresco, aglio, olio extravergine di oliva e sale. A differenza del pesto genovese, non contiene pinoli né formaggio nella versione base: la frutta secca è sostituita dalle mandorle, tipiche della tradizione agricola siciliana, e il pomodoro fresco è l’ingrediente che gli conferisce colore e carattere. Alcune varianti prevedono l’aggiunta di peperoncino fresco o di un cucchiaio di concentrato di pomodoro per intensificare il sapore.
L’abbinamento classico è con le busiate, la pasta fresca tipica della zona di Trapani. In alternativa funzionano bene gli spaghetti, le casarecce e le trofie. Oltre che come condimento per la pasta, il pesto alla trapanese si abbina con naturalezza a bruschette di pane casereccio, verdure grigliate come zucchine e melanzane, e formaggi freschi a pasta morbida. Nella cucina domestica, non mancano varianti più ricche in cui al piatto vengono aggiunte melanzane fritte. Sul fronte dei vini, i bianchi siciliani come Grillo o Catarratto sono la scelta più coerente con il territorio: freschi, sapidi, con una mineralità che richiama il mare.
Il pesto alla trapanese si conserva in frigorifero per 2-3 giorni, in un barattolo di vetro ben chiuso, con uno strato di olio extravergine di oliva in superficie che lo protegge dall’ossidazione. Non è adatto alla congelazione: il pomodoro fresco rilascia acqua durante lo scongelamento, alterando la consistenza e il sapore della salsa. Per gustarlo al meglio, la preparazione al momento rimane la scelta ideale.